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Vibe coding: cos'è, dove funziona e dove si rompe

Il vibe coding — programmare descrivendo e accettando quello che l'AI produce — ha reso chiunque capace di costruire un prototipo. Cosa significa davvero il termine, dove funziona, dove crolla in produzione, e quale disciplina lo sostituisce.

Michele Cimmino · CEO & Academy Director, Lasting Dynamics · 6 agosto 2026 · 6 min read

"Vibe coding" è passato in un anno da battuta su X a voce di ricerca da decine di migliaia di query al mese. In Lasting Dynamics costruiamo software per clienti esigenti e formiamo sviluppatori nella nostra academy, quindi il fenomeno lo vediamo da entrambi i lati: nei prototipi entusiasmanti che arrivano dai candidati, e nei disastri che a volte ci chiedono di riparare. Questa è una guida onesta al termine: cosa significa, dove funziona davvero, e dove si rompe.

Cos'è il vibe coding

Il termine l'ha reso celebre Andrej Karpathy all'inizio del 2025: programmare "abbandonandosi alle vibrazioni" — descrivi all'AI quello che vuoi, accetti quello che produce senza leggerlo davvero, incolli gli errori quando qualcosa si rompe, e ripeti. Il codice smette di essere qualcosa che scrivi e capisci; diventa qualcosa che evochi.

La definizione onesta, quindi, ha due metà inseparabili:

  1. Descrivi risultati invece di scrivere istruzioni — questa parte è il futuro, ed è qui per restare.
  2. Non leggi quello che viene prodotto — questa parte è il problema, ed è la definizione letterale del termine.

Molti usano ormai "vibe coding" per indicare genericamente lo sviluppo assistito da AI. È un errore utile da chiarire subito: usare strumenti agentici con disciplina non è vibe coding — è ingegneria moderna. Il vibe coding è specificamente la variante in cui la comprensione è opzionale.

Dove funziona davvero

Diciamolo senza snobismo, perché è la parte che i critici saltano:

  • Prototipi e proof of concept. Validare un'idea in un pomeriggio invece che in due settimane cambia le decisioni di business. Funziona.
  • Strumenti personali usa-e-getta. Lo script che ti serve una volta, la dashboard per te stesso: se si rompe, pazienza.
  • Imparare esplorando. Vedere l'AI costruire qualcosa è un modo legittimo di scoprire pattern e librerie — se poi torni a capire cosa ha fatto.
  • Il primo 80% di cose non critiche. Layout, boilerplate, integrazioni standard: l'AI le fa bene e in fretta.

Chi liquida tutto questo non ha capito il cambiamento: la barriera d'ingresso per costruire qualcosa è crollata, ed è una cosa buona.

Dove si rompe

Poi il prototipo funziona, qualcuno dice "mettiamolo online", arrivano utenti veri — ed è qui che il conto arriva. I modi in cui si rompe li vediamo ripetersi con una regolarità impressionante:

1. Il muro della comprensione. Finché ogni richiesta è additiva ("aggiungi un bottone"), tutto fila. Il giorno che serve cambiare qualcosa di strutturale in un codebase che nessuno ha mai letto, scopri che non sai dove mettere le mani — e nemmeno l'AI, perché la struttura è un sedimento di scelte casuali mai riviste.

2. La sicurezza non emerge dalle vibrazioni. Validazione degli input, gestione delle sessioni, permessi, segreti nei file sbagliati: l'AI genera codice plausibile, e il codice di sicurezza plausibile è precisamente quello che viene bucato. Nessuno che non legga il codice può accorgersene prima degli attaccanti.

3. I dati non perdonano. Uno schema di database nato per accumulo regge finché i dati sono pochi e i casi felici. Migrare dati veri da uno schema sbagliato è tra i lavori più costosi che esistano — e nessun prompt lo rende indolore.

4. Il debito di review è esponenziale. Ogni riga accettata senza capirla è un piccolo prestito. Su mille righe è gestibile; su cinquantamila il codebase è tecnicamente tuo e praticamente di nessuno.

5. Senza test, l'AI tira a indovinare con sicurezza. L'agente che può eseguire una suite di test affidabile converge verso il corretto. Quello lanciato su un codebase senza test — tipico prodotto del vibe coding — produce modifiche che sembrano giuste. La differenza si scopre in produzione.

La disciplina che sostituisce le vibrazioni

La risposta al vibe coding non è tornare a scrivere tutto a mano — sarebbe come rispondere agli incidenti d'auto tornando ai cavalli. È la disciplina che rende sostenibile la velocità:

  • Brief precisi al posto di prompt vaghi: contesto, vincoli, definizione di fatto.
  • Review di ogni riga che entra: se non la capisci, chiedi all'AI di spiegartela — lo fa benissimo — finché non la capisci.
  • Test come guinzaglio dell'agente, scritti prima o insieme al codice.
  • Incrementi piccoli e verificabili, ognuno un commit, invece di valanghe di modifiche.
  • Architettura decisa da te: l'AI riempie la struttura; la struttura è il tuo mestiere.

Chi padroneggia questa disciplina ottiene la stessa velocità del vibe coding più un sistema che regge. È letteralmente quello che insegniamo: nel curriculum della Lasting Dynamics Academy l'uso concreto di agentic AI e LLM sta accanto ad architetture software, design pattern, testing e modelli relazionali — perché il moltiplicatore senza i fondamentali moltiplica zero. Da dieci anni formiamo così gli ingegneri che poi assumiamo: gratis, full remote, a numero chiuso, con review settimanale del mentore e un'offerta di lavoro per chi completa.

Se hai vibe-codato qualcosa di cui sei orgoglioso e vuoi diventare il tipo di sviluppatore che sa anche mantenerlo, quella disciplina vive nel nostro programma di agentic codingle candidature per la prossima coorte sono aperte.

Domande frequenti

Vibe coding e sviluppo assistito da AI sono la stessa cosa? No. Lo sviluppo assistito da AI con review, test e giudizio è pratica professionale moderna. Il vibe coding è la variante in cui accetti l'output senza capirlo. La differenza non è lo strumento: è la disciplina.

Il vibe coding va bene per imparare a programmare? Come innesco di curiosità, sì. Come metodo, no: impari a ottenere codice, non a capirlo, e il muro arriva presto. Il percorso che funziona è usare l'AI e pretendere di capire ogni riga — il doppio della fatica all'inizio, dieci volte il ritorno dopo.

Un prodotto vibe-codato può andare in produzione? Qualcuno ci è andato, e alcuni sono sopravvissuti abbastanza da essere riscritti da ingegneri. La domanda giusta è: chi risponde alla prima falla di sicurezza, al primo bug sui dati, alla prima migrazione? Se la risposta è "nessuno sa come", la produzione te lo farà sapere.

Quali strumenti si usano per il vibe coding? Gli stessi dell'ingegneria seria: Claude Code, Cursor, Copilot e simili. Ne abbiamo scritto una guida completa a Claude Code — che è, di fatto, il manuale per usare questi strumenti senza affidarsi alle vibrazioni.